Itinerari in auto

Tavernelle e Taponecco

A due passi dall’agriturismo, raggiungibili anche a piedi lungo il sentiero “Trekking Lunigiana”, rinominato dalla sezione Anpi di Licciana N., “Sentiero della Resistenza”, troviamo due bellissimi borghi ancora ben conservati, in pietra, con passaggi voltati e parti cosiddette “in galleria”. In ogni angolo è possibile scoprire maestà e bellissimi portali in arenaria, scolpiti dagli scalpellini del luogo, rinomati per la loro maestria. Piccoli centri storici intatti, che sono vere perle dell’architettura rurale lunigianese. Taponecco, in particolare, è caratterizzato da costruzioni appollaiate contro il monte e accessibili da vicoli sovrastati da ripetuti archi, a conferire al paese la particolarità di “borgo in galleria”, impreziosito dalle numerose maestà secentesche in marmo che passeggiando nel centro storico si possono scoprire. Tavernelle sorge nel Medioevo lungo l’antica “via del sale” e con i suoi edifici quattrocenteschi abitati in passato da nobili, avvocati, notai, conserva ancora oggi un’atmosfera elegante. Un tempo era, infatti, animato da botteghe di artigiani e commercianti che rifornivano i numerosi viaggiatori in cammino, e aveva un importante ruolo strategico per l’antica viabilità della zona, di cui ancora oggi si conservano tracce. Gli stupendi portali e le finestre incorniciate nell’arenaria, sapientemente scolpita, rimangono nella memoria di chi lo attraversa.

Si segnala inoltre che ogni anno, nel fine settimana del 8-10 agosto, si svolge a Taponecco la festa “FACERE l’arte del fare” con le vecchie cantine del borgo aperte per l’occasione a ospitare il mercatino dell’artigianato locale e l’esposizione di prodotti tipici, in un vero tuffo nel passato.

La Valle del Taverone

L’abitato di Terrarossa con il suo Castello Malaspina, punto d’informazione turistica e sede di importanti manifestazioni culturali del Comune di Licciana Nardi e della Lunigiana, tra cui “Olea Lunae”, per la celebrazione dell’olio extra vergine d’oliva della Provincia, e “Il Premio Lunigiana Storica” sulle migliori tesi di laurea, tese al recupero e promozione del patrimonio culturale della Lunigiana, è il primo paese che incontriamo risalendo la valle, in direzione del Passo del Lagastrello. Il castello nasce nel secolo XVI su uno schema quadrilatero, a sostituzione di una fortezza medievale, e si sviluppa con imponenti proporzioni. L’altro centro che merita una visita è il capoluogo Licciana Nardi, sull’antico tracciato di quella che era detta la “Strata Lizanae”, di collegamento del valico appenninico di Linari e del Lagastrello alla media val di Magra. Il centro storico, ben conservato, ha edifici che si sviluppano linearmente con antichi portali in arenaria e stemmi nobiliari. La parte alta si conclude nella piazza con il palazzo del Municipio e l’antico castello. Si tratta di un massiccio edificio in pietra a vista con resti dell’origine muraria medievale sui fianchi. Nella piazza vi è il monumento ossario dedicato ad Anacarsi Nardi. La chiesa di San Giacomo e Cristoforo è stata ricostruita tra il 600 e il 700, al suo interno vi è un bassorilievo marmoreo della Visitazione del Fiasella e preziose tele provenienti dal convento della S.S. Annunziata, oggi andato distrutto.

Da segnalare l’evento annuale che si tiene in autunno “La Castagna Racconta”: nei primi fine settimana di Ottobre, l’intero borgo ospita tutte le fasi relative al consumo e alla trasformazione della castagna. Le scene riprodotte raccontano come avveniva la lavorazione della castagna, dalla raccolta all’essiccazione, la pestatura, la “baladura”, e la cernita, con degustazione nelle varie “osterie” e “locande”, allestite per l’occasione, dagli abitanti in abiti d’epoca, di “pattone”, frittelle, mondine, castagnacci, “cian” e altri gustosi piatti a base di castagne. E’ considerata una delle più belle feste autunnali del nostro Appennino.
A breve distanza del nucleo di Licciana N. sorge il complesso architettonico di ”Castel del Piano”, castello residenziale malaspiniano, con ancora presente la cortina muraria quadrangolare antistante la facciata del palazzo, oggi agriturismo gestito da una giovane coppia con una pregevole cantina di vini di loro produzione, disponibili a degustazioni e visite guidate.
Da non perdere il borgo di Bastia, con il suo castello-fortezza visibile dal fondovalle, oggi residenza privata, e il borgo fortificato di Panicale, con la piazza dominata dalla facciata del bellissimo palazzo Medici. Sulla sponda sinistra del fiume Taverone, poco prima di Licciana, si trova Pontebosio, con il castello Malaspina (residenza privata) dai quattro bastioni angolari e la corte interna, secondo un modello architettonico di derivazione militare, ma impiegato anche nei palazzi a dimora feudale. La dedizione a San Giacomo della chiesa di Pontebosio, culto molto diffuso nell’area di Licciana, conferma il legame storico con le vie di pellegrinaggio.
Al centro della valle del Taverone, si erge maestoso il castello Malaspina di Monti, alla sommità di una collina di querce secolari: si tratta di uno dei più esclusivi castelli della valle, risalente al 1200 circa, e insieme alla pieve Venelia (con ancora un abside a testimoniare l’antica struttura romanica), si collocava lungo il tracciato della “via Marenga”, itinerario che dall’entroterra portava al mare.
Risalendo la provinciale, verso il Passo del Lagastrello, incrociamo l’indicazione per Varano, poco prima di Tavernelle. Di Varano si ha notizia nel 1400, nelle cronache d’epoca, per l uccisione dei marchesi Malaspina di Olivola nel suo castello. Varano divenne così capoluogo e sede di Podesteria sotto Niccolò d’Este, a controllo del territorio anche di Apella, Ripola, Tavernelle e successivamente di Taponecco. Questi nuclei erano, infatti, strategici per la collocazione su un’importante itinerario, la cosiddetta “vai del sale”, di collegamento con la Pianura Padana. Varano vantò, infatti, un sistema giornaliero di comunicazioni con l’oltre appennino per l’invio della posta, anche quotidianamente, tra Reggio e la nostra valle. Si tratta di un bel borgo in pietra, con varie “viuzze”, archi, pilastri, volte e maestà del ‘600 e con i resti dell’antico castello: una torre quadrangolare, collegata otticamente con la torre di Apella, e oggi torre campanaria. Nella chiesa di san Nicolò di Bari è esposto il polittico trecentesco del lucchese Angelo Puccinelli.
Sulla sponda sinistra del fiume Taverone si sviluppa invece il territorio del comune di Comano, un’area montana e collinare ancora in parte incontaminata: qui l’elegante torre cilindrica (restaurata recentemente) svetta tra i ruderi dell’antico castello immerso nel verde, con un panorama che lascia senza fiato per la stupenda vista dei groppi di Camporaghena.
Poco lontano, la millenaria pieve di Crespiano, con la linea ondulata della sua facciata illuminata dalla luce calda del tramonto, è una degna tappa del nostro itinerario nella Lunigiana interna.
La pieve di Santa Maria Assunta a Crespiano aveva in origine un impianto romanico, trasformato nei secoli a causa di successive restaurazioni e cambiamenti. Le numerose modificazioni subite dalla pieve riguardarono il soffitto, originariamente a capriate, oggi a volte a crociera, che richiesero l’innalzamento dei muri laterali e un consolidamento portato a termine con contrafforti esterni. All’interno si trovano un fonte battesimale ad immersione del X secolo, una lapide funeraria di marmo bianco con scultura, di una figura di sacerdote, un altare sopra cui spicca una croce scolpita in marmo ed ai suoi piedi due piccole statue di bella fattura.

L’alta Lunigiana: da Bagnone a Pontremoli

Il Percorso può partire dall’abitato di Bagnone, raggiungibile in macchina dal nostro Agriturismo in meno di 10 minuti, attraverso la panoramica strada provinciale Sp22b che risale da Tavernelle. Si tratta di un’antica piazza mercantile, uno dei borghi più affascinanti di tutta la Lunigiana, singolare perchè diviso in due nuclei abitati: la parte bassa del paese con le sue vie porticate e piazze, anticamente sede di commerci e mercati, è arrampicata sulle gole e le cascate del torrente che la attraversa. Più in alto, svetta il castello con l’alta torre cilindrica, la chiesa di San Nicolò e poche case coraggiosamente aggrappate alla montagna. Tutto attorno i boschi, le acque e le pietre della Lunigiana. Da non perdere il Museo Archivio della Memoria di Bagnone, che svolge la funzione di centro di ricerca per gli studi interdisciplinari miranti alla comprensione più ampia della storia culturale e naturale del territorio Bagnonese e in parte Lunigianese e in questo senso è nato dal 2005 come cuore del Parco culturale e naturale della Valle del Bagnone. Ricordiamo inoltre l’appuntamento con l’evento estivo “Per le vie del borgo”. Si tratta di una rassegna che propone il meglio di sapori, tradizioni, cultura e musica della Lunigiana, che si tiene per le vie e le piazze del borgo di Bagnone. La valorizzazione delle specificità locali e dei prodotti tipici passa in questo caso per il coinvolgimento delle strutture ricettive, dei produttori e delle associazioni che operano sul territorio. La parte gastronomica si sviluppa in diversi stand allestiti in vari punti del paese, ognuno dedicato a un diverso aspetto della cucina locale. Si parte dalla cucina tipica bagnonese, per passare alle rinomate focaccette della Lunigiana e al pesce dei fiumi della zona. Non mancano anche gli stand dedicati al vino e ad altre sfiziosità.
La manifestazione è arricchita anche da momenti musicali, che prendono vita tutte le serate in diversi punti del paese, dedicati a diversi generi come revival e jazz, rock e folk e anche piano bar.
Nei dintorni di Bagnone, si incrociano splendidi borghi lunigianesi, che con i loro suggestivi scorci hanno stregato molti stranieri che qui hanno comprato e recuperato case torri, casolari e edifici storici: Filetto, Virgoletta e Malgrate, piccoli gioielli dove il tempo sembra essersi fermato.
Filetto è un borgo murato di origine bizantina, con la sua Piazza di Sopra, di forma quadrilatera e difesa da quattro torri cilindriche, e la piazza della chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, in cui si trova il Palazzo dei Marchesi Ariberti, massiccio edificio seicentesco unito al borgo e alla chiesa da due eleganti passaggi aerei di collegamento, e sul lato opposto della piazza il Convento dei Frati Ospitalieri, vasto complesso del XVII secolo, con un bel chiostro interno.
A Filetto si svolge ogni metà di agosto il “MERCATO MEDIEVALE”, locandina con addobbi medievali, costumi d’epoca, cartomanti, giocolieri, menestrelli, saltimbanco e botteghe artigiane medievali caratterizzate dalle lavorazioni del legno, del ferro, della pietra, della ceramica, del cuoio, l’intreccio del vimine, la tessitura e il ricamo, e prodotti gastronomici della Lunigiana (informazioni tratte da http://www.terredilunigiana.com).
Virgoletta è un bellissimo borgo che si sviluppa in verticale lungo la via lastricata, circondata da eleganti portali e finestre in pietra arenaria, con una piccola piazza in cui si trova la chiesa dedicata ai santi Gervasio e Protasio, da ricordare per il bellissimo altare scolpito.
Malgrate è dominata dalla spettacolare torre cilindrica merlata del castello Malaspina, alta 25 metri con una straordinaria vista sulla vallata.
Riprendendo la strada statale della Cisa, in direzione Aulla si raggiuge Villafranca Lunigiana, borgo di strada con i ruderi del castello di Malnido, antica residenza malaspiniana. Nel centro storico si trova il “Museo Etnografico della Lunigiana” che racconta, con freschezza e lucidità, la civiltà contadina di questa terra, con un interessante percorso nel mondo degli attrezzi rurali d’epoca. Percorrendo la statale in senso opposto, si raggiunge invece Filattiera, con la straordinaria “Pieve di Santo Stefano di Sorano”, esempio di romanico lunigianese, visibile direttamente dalla strada, lungo l’antico percorso della Via Francigena. La pieve è sempre aperta al pubblico. Alle spalle della chiesa, su un’altura, si sviluppa il borgo di Filattiera: una breve passeggiata nel centro storico ci conduce dalla piazza principale sulla quale si affaccia il Castello Malaspina (oggi di proprietà privata) fino alla chiesa di San Giorgio, essenziale e silenziosa, all’interno della quale è conservata la preziosa epigrafe di Leodegar, di età longobarda. Qui si respira ancora l’atmosfera di un passato lontano quando lungo la strada di Monte Bardone passavano pellegrini, eserciti e mercanti.
Ricordiamo inoltre l’evento estivo “Festa della fame e della sete” all’interno delle mura del centro storico Filattierese, la Pro Loco organizza nell’ultimo week end del mese di giugno la manifestazione che apre la stagione delle feste paesane lunigianesi. Nella piazza accanto al castello e nel borgo di mezzo è possibile gustare tipici piatti lunigianesi e non, tra cui: testaroli, grigliate miste, tagliate, salsicce, spiedini, focaccette e la famosa spalla cotta filattierese… Le cantine usate come ricoveri attrezzi vengono sgomberate per dar posto ai vari punti ristoro, un festival del gusto accompagnato da buon vino della zona. Ma è il dopocena che ha conquistato negli anni i visitatori: ballo liscio in piazza, karaoke in fondo al borgo, concerti live nella suggestiva piazzetta di San Giorgio e la mitica Bodeguita, posta nel profondo del fondo del borgo, insieme alla padeletteria, bruschetteria, sangria.
Dopo Filattiera, percorrendo la SS 62 della Cisa in direzione nord, lungo il corso del fiume Magra e della Via Francigena, giungiamo in pochi minuti a Pontremoli, la “porta della Toscana” come la definì nel medioevo l’Imperatore Federico II, che lungo la via della Cisa, l’antica via Francigena, ci introduce in Lunigiana.
Un grandioso centro storico, che ancora riflette l’importanza di questo abitato, collocato su strategici itinerari del passato: antichi ponti medievali in pietra, un affascinante intreccio di elementi medievali e barocchi, palazzi signorili interamente affrescati e raffinatissimi complessi religiosi che ci raccontano che Pontremoli è stata una città nobile e fiorente anche nei secoli dell’età moderna, prima di diventare, nel ‘900, la “Città del Libro”, sede del prestigioso premio letterario Bancarella. La rassegna si tiene ogni anno il penultimo sabato o domenica di luglio. Una prima selezione stabilisce i sei libri finalisti del Premio Selezione Bancarella tra cui è poi scelto il vincitore, premiato nella serata finale. Il presidente del Premio dal 1978 è il professor Giuseppe Benelli.
Sulla sommità del borgo si trova il “Castello del Piagnaro”, che è parte integrante del sistema difensivo della città assieme alle mura e alle torri che difendevano il borgo medievale. Dai suoi bastioni si gode una splendida vista sul fondovalle. Recentemente ristrutturato, ospita il Museo delle Statue Stele Lunigianesi, straordinarie sculture preistoriche rinvenute in Val di Magra ed esposte in un allestimento estremamente suggestivo, da non perdere. Tra queste ricordiamo anche la Statua Stele Taponecco, ritrovata presso l’antica Torre di Apella, sede del Agriturismo, sopra il borgo di Taponecco.
Più in basso, nel cuore della città le due piazze principali (su una affaccia il Palazzo Comunale, sull’altra la Cattedrale di Santa Maria Assunta) sono dominate da un’imponente torre, detta il Campanone, anticamente parte di una fortezza che separava guelfi e ghibellini all’interno del borgo medievale. Non si può lasciare Pontremoli senza assaporare alcuni prodotti tipici locali: su tutti l’ “Amor”, golosissimo dolce di pasticceria, e il “Testarolo”, piatto caratteristico dell’alta Lunigiana, cotto nei tradizionali testi di ghisa, direttamente sulla brace, sintesi delle tradizioni e dei saperi di una terra di confine.
Da non perdere l’appuntamento estivo con il festival “MEDIEVALIS” nella seconda metà di agosto, a Pontremoli, si rivive il Medioevo, momento di grande fervore della città, con numerosi spettacoli e intrattenimenti e tante attività per i bambini, che rievocano l’arrivo a Pontremoli di Federico II, nel luglio 1226 e la sua concessione al Comune di Diploma di piena giurisdizione su quello che fino al Settecento fu chiamato il “Territorio Pontremolese”. Al Castello di Pontremoli troverete la magia e l’incanto della cultura medievale con la fiera, le arti e i mestieri, i cavalieri, la prigione unitamente a spettacoli di teatro, sonorità, percorsi sensoriali. All’interno del Castello viene allestito il mercato medievale, la bottega del Medico speziale, la mostra di maioliche arcaiche e l’orto dei semplici. Nella taverna sarà inoltre possibile gustare una cena medievale all’interno di una sala illuminata con torce e candele, e alla presenza di musici, giullari, saltimbanchi e sputafuoco. I bambini abbigliati da dame, fatine o cavalieri potranno vivere avventure itineranti in compagnia di fate, streghe, maghi, che li accompagneranno lungo un percorso dentro la città. Sentiranno narrare storie magiche, si sfideranno in simpatiche gare, giocheranno ad essere cavalieri, compiranno prodezze e parteciperanno a laboratori creativi stimolanti e divertenti, dove potranno costruirsi un semplice oggetto da portare con sé come ricordo dell’esperienza vissuta.
Informazioni tratte principalmente da “Turismo In Lunigiana”- www.turismoinlunigiana.it

La Lunigiana Orientale

Segnaliamo Fivizzano con la sua piazza medicea, la “piccola Firenze” di Lunigiana, “una perla sperduta tra i monti” come la definì il Carducci, e nel suo bellissimo centro storico il Museo della Stampa e il convento degli Agostiniani. Proseguendo in direzione Passo del Cerreto, il borgo e castello della Verrucola, oggi di proprietà della famiglia del grande scultore Pietro Cascella. Proseguendo sulla stessa direttrice stradale, si raggiunge la bella pieve di S. Paolo di Vendaso, perla del romanico lunigianese. Nel comune di Casola, poco lontano, anche l’altra stupenda pieve della Lunigiana Orientale, la pieve di Codiponte. Lungo la strada per Codiponte ecco comparire un altro poderoso castello, il Castello dell’Aquila di Gragnola, visitabile su richiesta, incorniciato dalle vette delle Alpi Apuane che si stagliano sullo sfondo. Raggiunta la SS 63 da percorrere per pochi Km, tra Soliera e Rometta si devia in direzione di Fosdinovo. Un suggestivo borgo, con una visuale stupenda, chiuso all’estremità dalle imponenti mura del Castello Malaspina.

Il grande maniero, di proprietà privata ma sempre visitabile, è un inesauribile scrigno di storie, leggende, narrazioni, sorprese. Il castello oggi si compone di una pianta quadrangolare con quattro torri rotonde orientate, un bastione semicircolare, due cortili interni (uno centrale), camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati e terrazze. Protetto anticamente da un ponte levatoio, l’ingresso si apre su un piccolo cortile dove si trovavano i cannoni difensivi, con una colonna marmorea romanica che sostiene i loggiati superiori. Da qui partono le larghe rampe di scale (ci si passava con i cavalli) che conducono al grande cortile centrale. Le sale del Castello sono arredate e affrescate alla fine del 1800: la Sala d’ingresso, la Sala da pranzo col grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del ‘600, la Sala del trono, la stanza di Dante, il grande Salone con gli attigui salotti e la camera del trabocchetto con la sottostante sala delle torture.
Il Museo del castello è aperto al pubblico per visite guidate. 
È possibile, su prenotazione, visitarlo in gruppi anche al di fuori degli orari previsti.

Da non perdere poi la visita alla bellissima cittadina di Sarzana, nelle vicinanze di Fosdinovo, ma raggiungibile anche direttamente da Aulla con l’autostrada, in meno di 10 minuti, rinomata anche per la sua fortezza, e con un interessante e vivo centro storico in cui segnaliamo la “via degli antiquari” e molti locali di tendenza.
Vi segnaliamo il “Festival dei Narcisi” a “Villa Pescigola” nella campagna di Fivizzano, che ospita ogni anno tra la fine di marzo e i primi di maggio lo spettacolare festival dei narcisi, con la fioritura di 150.000 narcisi e tulipani di 400 varietà diverse all’interno di uno splendido giardino all’italiana , assolutamente da non perdere.
Da non perdere l’evento annuale “SAPORI” (mettere una locandina): che si svolge nel fine settimana del 2 giugno a Fivizzano, consolidato appuntamento culturale, economico, di gusti, di profumi e di colori, con mostra-mercato dei prodotti tipici tradizionali, rassegna dei vini e dei piatti apuo-lunigianesi. I prodotti in esposizione e in vendita occupano i locali dell´ex Convento degli Agostiniani, bellissima struttura recuperata dal Comune di Fivizzano, che organizza l’evento in collaborazione con la Pro Loco di Fivizzano.

La Sponda destra del Magra e il fondovalle

Da segnalare, secondo un itinerario che si snoda da nord a sud lungo il fianco destro della valle del Magra, tra valli e colline al confine tra Toscana e Liguria, Zeri e le sue valli, ricche di storia e tradizioni: un luogo davvero affascinate dove la natura domina ancora il paesaggio e scandisce i ritmi di vita, d’inverno come d’estate. E’ un insieme di villaggi e località sparpagliati in vallate diverse, ciascuna con caratteristiche proprie. A Zeri il tempo sembra essersi fermato: qui le tradizioni e la cultura della terra sono mantenute vive da una popolazione fiera e tenace. La pecora zerasca oggi è una vera risorsa economica per questo territorio e il celebre “agnello di Zeri”, cucinato rigorosamente “nei testi” è un pregiatissimo presidio Slowfood.

Per chi ama la natura Zeri riserva alcuni luoghi da non perdere, come le spettacolari gole dette “Stretti di Giaredo”, veri e propri canyon scavati dall’acqua nella profondità della roccia (per la visita vi consigliamo di contattare una guida esperta, per esempio dell’associazione Farfalle in Cammino che organizza periodicamente uscite agli Stertti di Giaredo durante la stagione estiva); più in alto invece, proprio vicino al Passo dei Due Santi, sede della stazione sciistica Zum Zeri e punto di partenza privilegiato per escursioni a piedi e a cavallo, ritroviamo l’antichissimo villaggio d’alpeggio della Formentara, raggiungibile con una breve passeggiata tra le case in pietra e legno, nel silenzio dei boschi secolari in una atmosfera suggestiva e sospesa.
Scendendo lungo il fondovalle si raggiunge il comune di Mulazzo, splendido borgo arroccato su un’altura, che nel medioevo fu capitale della casata dei Malaspina dello Spino Secco, ricordato da Dante nel Canto VIII del Purgatorio.
A monte di Mulazzo da ricordare e visitare i due celebri villaggi dei librai, Parana e Montereggio: da questi minuscoli paesi, apparentemente isolati e lontani dai grandi centri della cultura letteraria, sono iniziate le fortune di librai ed editori attivi in ogni parte del mondo. In particolare, Montereggio è arroccato sulla sommità di una collina nella parte alta della valle del Torrente Mangiola. Le case, disposte in sequenza lungo la via principale, orientata verso nord, riflettono la tipologia propria di un borgo in cresta.
Con la bella stagione gli uomini di Montereggio partivano dal piccolo paese con la gerla piena di libri e raggiungevano prima Pontremoli, poi la pianura, per andare a vendere la loro “merce” nelle città”del Nord”, dove peregrinavano a lungo, fino all’inizio della stagione invernale, quando ritornavano a casa.

Da ambulanti con la gerla sulle spalle diventarono ben presto bancarellai, molti aprirono vere e proprie librerie, altri diventarono editori. Ad esempio Maucci che avviò due librerie a Buenos Aires e a Barcellona e, per primo, stampò in lingua spagnola le traduzioni dei classici.
Ad oggi circa 150 dei loro discendenti posseggono importanti librerie, come i Ghelfi, i Bertoni, i Fogola oppure i Tarantola a Milano, Brescia e Venezia e ancora i Lazzarelli a Novara.
A Montereggio nel 1952 diedero vita al “Premio Bancarella”, destinato a diventare uno dei premi letterari più ambiti in Italia.
Grazie allo stretto rapporto mantenuto con il paese d’origine, queste famiglie hanno fatto di Montereggio uno dei borghi meglio conservati della Toscana spesso ravvivato da eventi legati al mondo editoriale. Ad ulteriore conferma del legame esistente tra Montereggio e la letteratura, una curiosità: le strade che portano al monumento al libraio, vicino alla chiesa fortificata di Sant’Apollinare, sono tutte dedicate ai più celebri editori italiani: Borgo Feltrinelli, Piazza Mondadori, Via Einaudi etc.
Ricordiamo a questo proposito la “Festa del Libro di Montereggio – Paese dei Librai” che si tine eannualmente a fine agosto.
Proseguendo verso sud, si raggiunge Tresana, con il suo imponente castello, ormai abbandonato, e Villa di Tresana, con il relativo castello interamente restaurato.
L’itinerario può chiudersi in bellezza tra i colli di Podenzana, nel fondovalle, a pochi km dall’uscita di Aulla, sull’autostrada “Parma La Spezia”: da qui possiamo godere di stupendi panorami sulla Val di Magra dominata dalle creste delle Alpi Apuane,. Qui è possibile gustare i celebri e originali “Panigacci”, di cui Podenzana è l’indiscussa capitale. Il “Panigaccio” è un cibo dalle origini antichissime, medievali, che deve la sua unicità al metodo di cottura in testelli di terracotta arroventati sul fuoco vivo e poi impilati uno sull’altro per cuocere una pastella fatta solo di acqua, farina e sale.
“Un cibo semplice ma con radici profonde, legato a un saper fare antico e autentico. Un cibo povero che ha trovato il suo riscatto e la sua esaltazione negli ultimi anni, quasi reinventato dall’intuizione di chi ha compreso che il futuro spesso si costruisce rimettendo assieme e valorizzando il passato con i suoi saperi e le sue tradizioni” (Francesco Bola).
Ad Aulla segnaliamo la “Fortezza della Brunella”, che è uno splendido esempio di architettura militare risalente alla prima metà del XVI secolo che domina da uno sperone tutta la città, visibile anche dall’autostrada. Dal 1977 è stata acquistata dallo Stato e destinata dal Comune di Aulla a sede del “Museo di Storia Naturale della Lunigiana”. Le sale espositive del Museo di Storia Naturale, riallestite nel 1997, offrono una descrizione innovativa del paesaggio lunigianese attraverso pannelli con significative iconografie e arricchito da reperti: una diversa lettura di un territorio di grande valenza naturalistica e ambientale, trasformato e diversificato dall’uomo nel corso dei millenni.
Nel centro storico di Aulla si trova inoltre l’Abbazia di San Caprasio, uno dei luoghi più significativi della Lunigiana Storica. Gli scavi archeologici nella chiesa hanno confermato la tradizione popolare della presenza della tomba del Santo Caprasio: all’interno di una monumentale tomba, sigillata tra il 1000 ed il 1050, contenente un reliquiario in stucco con le reliquie. Tutta l’area presbiteriale è stata scavata ed è visitabile: oltre alla monumentale tomba del Santo sono visibili i resti di una chiesa del VII secolo e dell’edificio fondato nell’884, con un interessante pavimento in marmo, realizzato con marmi romani di recupero, tra i quali un’epigrafe del I secolo a.C. L’ultimo conflitto mondiale, recò molti danni alle strutture, e furono avviati una serie di restauri. Questi hanno restituito la chiesa a tre navate, attualmente il complesso è sede del Museo di San Caprasio, con reperti dal sec.VIII a.C. ed un ricco repertorio di capitelli medievali.

Grotte di Equi Terme

Il complesso carsico delle Grotte di Equi, formatosi nel corso di centinaia di migliaia di anni, grazie all’azione dell’acqua che, penetrando per millenni nelle fratture del calcare, ha formato pozzi, gallerie, sale e laghi sotterranei di grande interesse e suggestione, si sviluppa per circa 1000 metri e si divide in tre parti:

La Buca, conosciuta dagli inizi del 1700 e attrezzata per le visite turistiche nei primi anni del 1960, è attualmente considerata la parte fossile (“morta”) in cui l’acqua non scorre più;
Le grotte vere e proprie, scoperte verso la metà del 1900, e attrezzate intorno alla metà del 1980, Sono la parte viva in cui si susseguono varie sale adorne di ogni forma di concrezione naturale;
La terza e ultima parte è esclusivamente speleologica e non accessibile al pubblico.
Il percorso visitabile interessa pertanto la ‘Buca’ e le ‘Grotte’ e si sviluppa per circa 500 metri.
All’interno delle grotte di Equi scorre un fiume sotterraneo che sgorga nei pressi dell’ingresso, perciò la cavità in caso di precipitazioni abbondanti viene allagata e l’acqua può fuoriuscire dai cancelli d’accesso per riversarsi nel torrente Fagli.
Sono collocate a circa 40 km dal nostro Agriturismo, tra Fivizzano e Casola, e si consiglia di telefonare prima di visitarle: Cell. 338 5814482, E-mail: [email protected]